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Valkyria Revolution: l’innovazione non paga

Valkyria Revolution Logo

Valkyria Revolution, prodotto da Media Vision e pubblicato da SEGA, nomen omen, è una vera rivoluzione in tutto e per tutto.

La prima “rivoluzione” avviene nell’ambientazione.

Quarto capitolo di una saga con un discreto successo, per la prima volta abbandona gli scenari della Seconda Guerra Mondiale in cui hanno avuto luogo i precedenti capitoli e l’azione si sposta in un mondo alternativo, dai chiari contorni fantasy, durante un periodo storico che potremmo accostare a quella che noi conosciamo come Rivoluzione Industriale.

Cosa non cambia invece è la base su cui si fonda la storia: la guerra tra due paesi.

In questo caso avremo da una parte la piccola, ma ricca Jutland, che deve le sue fortune alla presenza nei suoi territori della Ragnite, materiale utilizzato per dare energia praticamente a qualsiasi tipo di dispositivo esistente, oltre ad essere fonte utilizzabile per le arti magiche, mentre dall’altra parte avremo il più classico degli stati militari che vuole dominare il mondo conosciuto attraverso lo sfruttamento della Ragnite: l’impero Ruzi.

Il nostro ruolo sarà quello di guidare un gruppo di “rivoluzionari” jutlandiani che vogliono liberarsi dall’oppressione dell’impero Ruzi. Questi rivoluzionari sono conosciuti come Vanargand o la squadra anti-Valkyria, specializzati nel combattere esseri mistici controllati dall’impero chiamati per l’appunto Valkrya.

Amleth, leader dei Vanargand, classico protagonista bello ma tenebroso

La narrazione parte mostrandoci due storici (maestra e allievo) che, 100 anni dopo gli eventi raccontati nel gioco, discutono su come la storia tramandata a tutto il mondo non rispecchi veramente le gesta dei Vanargand, additati come traditori della patria e, tramite le confessioni della maestra e le intuizioni dell’allievo, arrivino a ricostruire quanto sia realmente successo in quegli anni, di come la guerra sia realmente iniziata e quali fossero le motivazioni alle spalle del conflitto.

La seconda, e forse più importante, “rivoluzione” invece riguarda il gameplay.

I precedenti capitoli della saga Valkyria avevano un’impostazione da RPG strategico, mentre Valkyria Revolution è un action RPG in tutto e per tutto. Le battaglie avvengono in mappe abbastanza ampie in cui il party di quattro personaggi (non liberamente selezionabili purtroppo) è libero di vagare a suo piacimento, anche se poi solitamente si viene indirizzati in un preciso punto per effettuare una battaglia specifica che pone termine al combattimento.

Come già detto il battle system è quello di un classico action RPG e quindi controlleremo il personaggio principale che potrà parare, schivare e attaccare ogni qualvolta la sua barra d’azione sarà pronta. Tramite la pressione del tasto R1 ci si potrà nascondere dietro gli elementi come muri o piccole barricate (nel caso di queste ultime si potranno anche scavalcare, sempre con il tasto R1), mentre usando il Triangolo accederemo ad un menù (che di fatto mette in pausa il gioco e ci permette di dare un attimo di respiro all’azione e pianificare qualche strategia) attraverso il quale potremo impartire i comandi agli altri componenti del party (che sia l’uso di skill speciali o di item).

Addirittura in certi punti sembra più di giocare ad un Musou alla Dinasty Warriors (anche se non abbiamo un numero esagerato di nemici on screen contemporaneamente).

Molto intriganti sono i Potentials dei vari personaggi, buff/debuff che si attivano automaticamente in determinate circostanze, che rendono la costruzione del party forse la parte più ragionata e complessa di tutto Valkyria Revolution.

Il frame del party è abbastanza classico, mentre le enemy plates a volte tendono a diventare confusionarie.

Di buona fattura l’AI che comanda i compagni di squadra, i quali rispondono abbastanza bene ai nostri comandi (anche se vi sono limitazioni tecniche, soprattutto per quanto riguarda il sistema di mira per i combattimenti contro boss volanti), mentre ho trovato non propriamente eccezionale quella dei nemici, soprattutto dei “soldati semplici” (cosa che contribuisce alla sensazione di giocare ad un musou come già accennato prima).

Alla lunga le battaglie tendono a risultare molto ripetitive, sia per quanto riguarda il sistema di combattimento che per gli obiettivi da raggiungere per il completamento.

Interessante invece il sistema di livellamento che richiede, per migliorare le abilità e le caratteristiche dei personaggi, la Ragnite, che al contempo bisogna equipaggiare sui personaggi per attivare le abilità speciali. Il giocatore si troverà quindi a dover pianificare con calma cosa equipaggiare e cosa sacrificare per gli upgrade, conferendo al gioco una discreta profondità nel sistema di customizzazione dei personaggi.

La terza “rivoluzione” invece riguarda il comparto grafico.

Il tentativo di ricreare uno stile acquarellato ai personaggi risulta alquanto fastidioso, visto che il filtro usato diventa troppo marcato ed evidente. In un primo momento, al primo caricamento del gioco, mi è sembrato di avere una versione rovinata o di avere qualche problema sul chipset grafico della mia PS4. Controllando in giro mi sono rassicurato che invece il tutto fosse voluto e, sebbene possa capire che ad alcuni piacerà lo stile, non posso dire altrettanto, ma si tratta di una personalissima opinione.

Comunque da notare come generalmente il reparto grafico risulti di un paio di generazioni indietro (onestamente mi aspetto un impatto visivo del genere dai giochi fine carriera della PSP o inizi della PS3), anche se bisogna lodare la costruzione e l’animazione dei Valkyria, che spesso e volentieri tendono ad occupare molto più della singola schermata di gioco.

Questo è uno dei più piccoli che incontrete nel gioco!

Dal punto di vista sonoro invece il giudizio rimane estremamente positivo per quanto riguarda la soundtrack, sin dal video iniziale di introduzione.

D’altronde, il compito di scrivere le musiche di Valkyria Revolution è stato assegnato di Yasunori Mitsuda, già compositore per Xenoblade Chronicle, Super Smash Bros. Brawl, Kuroshitsuji e tanti altri giochi e anime.

Meno positivo invece il doppiaggio (la lingua disponibile, oltre il giapponese, è solo l’inglese) in cui le voci risultano abbastanza piatte non conferendo il giusto spessore e personalità che i personaggi meriterebbero.

CONSIDERAZIONI FINALI

E’ curioso come, dopo un titolo che funziona benissimo molto legato alla tradizione come God Wars Future Past (che potete trovare qui), mi sia capitato di provare uno così “rivoluzionario” come Valkyria Revolution, il quale invece non funziona altrettanto bene.

Il gioco non presenta un grado di sfida elevato (dovuto anche alla ripetitività di molti scontri), anche se ha una durata complessiva più che discreta, anche se bisogna segnalare l’eccessivo utilizzo di cut-scene (molte anche di lunga durata) e, cosa ben più grave, l’estrema lentezza nel caricamento delle schermate.

Sicuramente la storia e le caratterizzazione dei personaggi sono di ottima fattura, così come la colonna sonora, mentre dal punto di vista del gameplay troviamo grosse pecche dettate dal tentativo di seguire questo trend, con cui non vado assolutamente d’accordo, di trasformare i JRPG e gli SRPG in giochi puramente action.

Un’innovazione, anzi una rivoluzione, di cui non si sentiva assolutamente l’esigenza.

 

 

 

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