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Arena – La remastered, il reboot e il remake

Buongiorno e buonasera, non so quando leggerete queste righe ma partiamo con una piccola introduzione.

Il vostro caro Accattino Lyed (del quale l’opinione è a fondo articolo) vi dà il benvenuto in una rubrica storica di questa testata, Arena. Non è mia ma di tutta la redazione, potrebbe quindi di volta in volta essere pubblicata da uno qualsiasi di noi. Passiamo ai fatti, per chi fosse nuovo e non conoscesse Arena ecco in cosa consiste: si prende un hot trend, lo si da in pasto a tutta la redazione et voilà, ne esce fuori un editoriale a più mani dai toni talvolta pacati talvolta spinti. Qualora doveste avere qualcosa da proporci per sapere i nostri personalissimi punti di vista, Fraws incluso, non esitate a farcelo sapere!

Così come per “Redattore Per un Giorno”, non possiamo garantire la stesura dell’editoriale per ogni topic da voi proposto in quanto la cadenza non vedrà pubblicazioni troppo ravvicinate tra loro.

Quindi studio, passiamo la linea a Katsuragi per vedere cosa ne pensa, tenendo a mente che per Remaster si intende un gioco rimasterizzato a risoluzioni superiori lasciandolo intatto nella sua struttura (Final Fantasy X HD), per Remake si intende il rifare da zero un videogioco mantenendo trama e personaggi inalterati (Crash Bandicoot N.Sane Trilogy) ed infine per Reboot si intente il rifacimento totale di un gioco mantenendo solo l’ambientazione a livello ideologico (DmC – Devil May Cry):

Katsuragi

Probabilmente nel team di Parliamo di Videogiochi posso essere considerato l’unico elemento quasi totalmente estreaneo al gaming su PC. Il mio primo approccio col media è avvenuto in sala giochi, ma non ho mai avuto occasione di giocare su un personal computer se non in tarda età, quando ormai ero completamente preso e affascinato dal mondo console, specialmente quelle portatili.

Il primissimo mattone grigio di Nintendo, quindi, è stata la mia prima console vera e propria, se escludiamo il vetusto ma affascinante Commodore VIC 20 ereditato dalla sorellona. Per questo motivo il concetto di retrocompatibilità totale mi è un po’ estraneo, se non per le esperienze provate grazie ai titoli della prima PlayStation che giravano sulla seconda e la terza generazione, sulle cartucce del GameBoy originale che giravano sul Color, oppure sui giochi GameCube ancora compatibili con Wii. La retrocompatibilità totale, come un mio amico appassionato di gaming su PC ci tiene a precisare, è una delle caratteristiche migliori che un videogiocatore possa desiderare, ma il mercato attuale dei giochi su console è ben diverso: la maggior parte dei publisher preferisce commissionare versioni rimasterizzate o addirittura veri e propri remake dei titoli di maggior successo piuttosto che renderne compatibili le versioni originali (con la doverosa eccezione di Microsoft e i titoli 360 che, poco a poco, diventano compatibili con Xbox One). Non sempre tali operazioni commerciali sono da premiare: personalmente preferisco un remake totale e fedele all’originale, come l’ottima trilogia di Crash Bandicoot per PS4, piuttosto che semplici versioni rimasterizzate in HD come il recentemente annunciato Okami, di ritorno anche su questa generazione di console. Certo, i costi per queste operazioni nostalgia sono nettamente diversi, ma c’è anche da dire che un remake totale, realizzato con tecniche di ultima generazione, riesce a sollevare nettamente più hype rispetto a “l’ennesima remaster” di cui ormai nemmeno i giocatori vogliono sentir più parlare. Esiste un terzo caso, quello dei reboot, in grado di portare al successo serie in declino, ma decisamente più pericoloso per i franchise più famosi. Rilanciare una saga narrandone le origini in maniera differente non sempre risulta una mossa vincente, così come rinnovare il brand sconvolgendolo totalmente. L’esempio più lampante è il DmC di Ninja Theory che, seppur sulla carta sia un ottimo gioco d’azione con tutti i crismi, non è stato accolto positivamente dal pubblico per via di un distacco così pesante dal Dante e dalle atmosfere della quadrilogia originale sviluppata da CAPCOM.

Ed in effetti tutti i torti non li ha il buon Katsuragi, sebbene un pò lo odiamo per il suo essere un consolefag, ma vediamo cosa ne pensa invece Giuseppe “Siral” De Luca:

Giuseppe “Siral” De Luca

Il fenomeno del “Reboot/Remake/Remastered” non è una novità del mondo videoludico ma anzi, ha origine in altri campi come cinema o musica (anzi, forse ancor più che nell’industria del videogame è proprio quello della “settima arte” ad abusarne di più al momento). Detto questo trovo questa pratica non sbagliata ma da usare con cautela.
Per quanto riguarda le “Remastered” è vero che ci sono giochi che magari meritano la riproposizione ai giorni odierni con le nuove capacità tecniche (io sto ancora aspettando Moonstone dai tempi dell’Amiga!!), ma bisogna anche giustificare questo “aggiornamento”. Vedermi un gioco uscito nel 2014 riproposto come remastered solo per aggiornarlo alla nuova console (per non permettere la retrocompatibilità) mi sembra una presa per i fondelli bella e buona.
Per la questione Reboot/Remake andrei ancora più con i piedi di piombo. Se la Remastered ci fornisce l’esperienza del gioco originale, aggiornata ai giorni nostri per quanto riguarda comparto grafico/audio, reboot e remake invece hanno il problema di andare ad intaccare la struttura stessa del gioco rischiando di rovinare il titolo. Da questo punto di vista le SH si accollano il rischio di bruciare il nome del gioco e il proprio nel tentativo di fare qualcosa di nuovo, quando magari la richiesta non c’era (se non l’avete ancora capito ho una fottuta paura che il cambio da RPG a turni ad Action di Final Fantasy VII mi faccia odiare uno dei giochi che ho più amato da quando ho preso un computer/console in mano).
In conclusione, tutto ben venga, basta che la qualità del prodotto venga migliorata e non peggiorata, perchè il consumatore/giocatore te la fa pagare.

E non il contrario oserei dire, sante parole caro Siral, ma passiamo la linea all’ottimo Vincenzo “Yoshisaur” Marino:

Vincenzo “Yoshisaur” Marino

Personalmente non sono mai stato contro remake o remastered per un semplice motivo: oltre all’ovvia operazione di facciata del “voler riproporre il gioco di successo ad un nuovo pubblico”, il motivo che accompagna l’arrivo di questi titoli riproposti è chiaramente il facile ritorno economico. Sono infatti giochi che, il più delle volte, non solo non richiedono un grande esborso economico, ma sono anche realizzati da software house secondarie. In questo modo la software house principale, molto semplicemente, si prende la sua buona quota di denaro che andrà poi a riversare in un progetto nuovo e più ambizioso, progetto a cui non viene nemmeno sottratto tempo prezioso, come molti credono, per il discorso di cui sopra. Quindi, che ben vengano remake e remastered quando accompagnate all’orizzonte da titoli nuovi e da esse sovvenzionati. Se poi il gioco proposto avete già avuto modo di godervelo, la questione si risolve velocemente: basta non comprarlo.

Punto di vista interessante quello di Yoshisaur sebbene in netta antitesi rispetto ai precedenti. Diamo ora la parola a Damiano “Xenom” Pauciullo che sono sicuro potrà incantarci col suo papiro:

Damiano “Xenom” Pauciullo

Sento spesso dire “questa verrà ricordata come la generazione delle remastered”, ma è davvero una colpa e qualcosa di negativo? Non credo ci sia una risposta assoluta e andrebbero analizzati i singoli casi. Personalmente ritengo giusto, generalizzando, dire che alcuni titoli debbano essere riproposti quando questi meritano di essere nuovamente giocati sfruttando le nuove tecnologie o per far scoprire determinati capolavori alle nuove generazioni, ma purtroppo non sempre è stato così e spesso abbiamo avuto porting, remake o remastered per soli fini commerciali. Perché mai riproporre un gioco che sfrutta appieno una console a fine ciclo vitale, per farlo poi uscire in versione “remastered” a inizio ciclo vitale dell’allora next gen (qualcuno ha detto The Last of Us?)? Queste sono le operazioni che fanno guardare malamente i vari remake e remastered, ma che credo sia sbagliato condannare a priori. La tecnologia avanza velocemente e tornare a giocare un gioco meritevole a più di dieci anni di distanza dalla sua uscita, oggi, mette in risalto come la differenza anche solo con produzioni minori odierne sia lampante: è giusto allora in questo caso, se il lavoro fatto è certosino, riproporre vecchie perle che possano suscitare l’entusiasmo dei fan anche solo per il nome che un gioco porta (e qui mi viene in mente un marsupiale di Sony). Ma può una line-up essere composta da molti remake e remastered a dispetto di titoli realmente nuovi ed originali? E’ qui che la frase iniziale, da me condannata in un certo senso, prende più forma e veridicità: negli ultimi anni non sono di certo mancati i capolavori o i grandi titoli da ricordare negli annali dei videogiochi, ma la proporzione di titoli nuovi e remastered è di poco a favore dei primi; niente numeri alla mano sia chiaro, ma a memoria vedo davvero tanti, troppi giochi che hanno fatto la loro storia e che meritavano di rimanere lì, nel nostro angolo di cuore senza scomodare la “nuova grafica”. Perché sì, nella quasi totalità dei casi queste remastered si limitano alla sola grafica, lasciando poi lo stesso gameplay di decenni prima, la stessa fisica e la stessa atmosfera. Ci vorrebbero più operazioni di remake, veri e propri giochi rifatti da zero o quasi, che ci ripropongono davvero in salsa moderna vecchi titoli, come possono essere il già citato Crash Bandicoot N’Sane Trilogy o l’atteso Final Fantasy VII Remake che, parliamoci chiaro, del vecchio gioco avrà solo la trama e i personaggi (per fortuna?).
Giochi messi li a tappare un buco in attesa di titoli freschi ed originali, e non remake o (soprattutto) remastered che compongono all’effettivo la softeca di una console: non c’è un male assoluto, ma è il come vengono usate e sfruttate queste operazioni che determinano se quest’ultime siano commerciali o “di cuore”: spero in futuro di vedere sempre più giochi rifatti da zero o quasi, che possano conquistare sia le nuove leve che mai giocherebbero ad un gioco vecchio di venti anni, sia coloro che effettivamente hanno giocato l’originale e vogliono provare le stesse emozioni ma attraverso qualcosa di diverso. La minestra riscaldata non piace a nessuno, ma un piatto pronto, se ben fatto, dà comunque molta soddisfazione (purché non diventi un’abitudine).

Che dire, un intervento fantastico quello di Xenom. Cos’altro posso aggiungere come povero Cosimo Maria “Accattino Lyed” Lemma? Vediamo cosa tiro fuori dal cilindro:

Cosimo Maria “Accattino Lyed” Lemma

Che dire su questa questione spinosa, ho sempre visto remake, remaster e reboot come le tre facce della stessa medaglia (si, lo so che ne ha due ‘tacci vostra). Il videogioco è arte ed in quanto tale andrebbe a mio avviso lasciata intatta, vi faccio un esempio, avete presente il famoso autoritratto di Van Gogh?

Autoritratto con cappello di feltro grigio – Van Gogh

Quando l’ho visto dal vivo ho avuto la pelle d’oca, questa persona, un genio incompreso, tanti anni fa era stato davanti a quella tela a dipingere, direttamente coi tubetti di tempera, stendendo pennellate rabbiose. Ho avuto come l’impressione di provare le stesse emozioni. Ecco, stessa cosa mi accade con i videogiochi, sebbene io abbia molto apprezzato ad esempio la tanto famosa Crash Bandicoot N.Sane Trilogy, mi sono reso conto che le emozioni non erano le stesse. Vuoi che sia per il lasso di tempo intercorso tra la “prima volta” e oggi, vuoi che sia perchè da piccoli tutto ci sembra fantastico, vuoi che le persone che hanno effettuato il remake non erano le stesse, ma quelle pennellate rabbiose non sono riuscito ad avvertirle.

Secondo me è una questione di atmosfera, texture, suoni. Ma i nuovi giocatori mi direte voi? Certo stanno crescendo in un contesto differente dal nostro, ciò non toglie che per provare una copia 1:1 dell’emozione da noi provata in passato, dovrebbero avere a che fare con l’opera originale. Ci troviamo dunque di fronte alla necessità di decontestualizzare a livello temporale un pezzo di arte che, proprio come il quadro di Van Gogh, secondo me non dovrebbe avere limiti “temporali”. Mi trovo quindi contrario, nonostante gli apprezzamenti che ho dato a svariati titoli rimasterizzati, remakati e reboottati, a questa tipologia di surrogato ludico che ci stanno propinando, quasi volessi andare ad urlare davanti alle loro sedi, dateci la retrocompatibilità, ci spetta, è un nostro diritto! Lungi da me il fare l’hipster della situazione, ma nella stragrande maggioranza dei casi, i pixeloni avevano quell’alone di magia, lasciavano quel pò di spazio all’immaginazione fervida di un ragazzino, spazio occupato ormai da una ultra definizione del cazzo.

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