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Creepy Road – Recensione

My name is mud

Immaginate di entrare nei panni di un classico camionista a stelle e strisce alla guida del vostro amato truck, col solo fine di liberare la vostra amata dalle grinfie di un malefico mago koala circense che l’ha rapita e narcotizzata, quando ad un certo punto vi imbattete in un villaggio di redneck della cicoriella letteralmente indemoniati (forse sotto il maleficio del David Copperfield dell’eucalipto? Chi lo sa!). Ragion per cui, per mere questioni amorose siete pronti ad affrontare un ecosistema antropomorfo degno di Fallout e My Name is Earl, tra mucche con il mitragliatore rotante, maiali con un prosciutto utilizzato a mo’ di manganello (wtf?), orsi indemoniati che gironzolano su di un monociclo, locali redneck con più unghie che denti, buzzicone da fuocherello con acchiappamosche elettrificato e chi più ne ha ne metta. Benvenuti in Creepy Road, un platform 2.5D dal design cartoonesco parecchio d’impatto e con una giocabilità che ricorda in tutto e per tutto sua maestà Metal Slug.

Robe assurde? Solo su Creepy Road!

Spara, scansa e fai saltare in aria

La giocabilità ricorda parecchio Death Village per PS3, ma sopratutto l’inossidabile Metal Slug, anche per quel che riguarda il poter utilizzare armi tanto disparate quanto originali: dal mega cazzotto con tanto di guanto di pelle, al bastone elettrificato, passando per fucili, kalashnikov, pistole, lanciafiamme, e dulcis in fundo, un fucile magnetico che trasforma i vostri avversari in deiezioni umane. Oltre ovviamente al classico armamentario esplodente, fatto di bombe, molotov e chi più ne ha più ne metta.

In Creepy Road talvolta dovete far attenzione a non correre più del dovuto senza rendervi conto di nemici armati fino ai denti in arrivo in direzione contraria. Sarebbe d’uopo un andamento cadenzato per riuscire ad accertarvi in tempo su chi stia per arrivare, sopratutto in presenza di ostacoli dalla parte opposta che vi tappano la via di fuga.Come in Metal Slug, avete la possibilità anche di sparare verso il basso, e verso l’alto o di camperare dietro ostacoli di vario tipo, come auto, truck da mietitura o i classici bidoni in ferro battuto made in U.S.A della nettezza urbana. La cosa che più sorprende di questo titolo, oltre la natura molto grezza/nonsense di tutto ciò che ci circonda (vedi i gabbiani cui sopra che a confronto la Asylum fa film d’essai) è il grado di coinvolgimento pad alla mano. Oltre al già citato taglio grafico, gli elementi interagibili dello stage  ed il livello di difficoltà mediamente dispendioso per chi abbia un minimo di praticità con il genere sopraccitato, contribuiscono a rendere questo titolo una piccola pietra miliare tra gli indie, rimanendo alla portata di tutti. Il grado di difficoltà, lo avvicina difatti più a un Cuphead che non ad un Rayman Legends per farvi un esempio. Nonostante ciò, questo titolo può essere a ben donde accostato al novero dei platform moderni che riprendono la grande tradizione del genere (con il sopraccitato titolo Ubisoft per l’appunto, come capostipite).

Una giornata al lunka park

La fisica delle armi talvolta lascia un po’ a desiderare, ma da un titolo del genere nulla più si può pretendere.  Discorso opposto invece per gli elementi di interazione con lo stage, per quanto possibile vista la natura del gioco, come: auto, fattorie, carretti per gonfiare i palloncini del luna park e tutto quello che con una fiamma di innesco potrebbe esplodere. Con i grilletti posteriori ed il pulsante triangolo si lanciano gli esplosivi, con quelli anteriori si cambiano le armi (graficamente potevano creare un ventaglio degli armamenti a disposizione a mo’ di sparatutto ma tant’è!). I pattern d’attacco dei nemici sono mediamente prevedibili, ma aumentano di imprevedibilità con l’aumentare del livello di difficoltà, tranne nel caso in cui gli stessi abbiano a disposizione più livelli attraverso i quali camminare o camperare per mettervi in difficoltà come, come accade  ad esempio per i circensi sputafuoco dello stage al circo, anche se presi singolarmente non risultano essere molto difficili da sconfiggere. Infine, i Boss di fine livello sono ben realizzati da punto di vista della caratterizzazione, ma trovare il loro tallone d’Achille non è per niente difficile: basta fare un po’ di pratica e capire dove colpire per riuscire a cavarsela senza troppe paturnie.

Graficamente molto appagante

Il gioco presenta una veste molto kitsch. Risalta difatti agli occhi, da un mero punto di vista del design, il fatto che il titolo di Groovy Milk raccolga tutto quel corollario di stereotipi facenti parte del background pop anni ’90, dai clown ai redneck inviperiti e via discorrend). La caratterizzazione dei personaggi, rifacendomi a quanto detto poc’anzi, oltre ad essere di ottima fattura, consta di parecchi che si confanno al livello che andrete ad affrontare: si va dal classico fattore americano con tanto di forcone passando a mucche con i cannoni rotanti, gabbiani che dall’alto lanciano, ovviamente con l’intento di colpirvi, dei pesci spada (che Sharknado scansate proprio) a panda kamikaze che volteggiano su dei palloncini da luna park, a vichinghi tossici. Tutti indemoniati e tutti che cercano di farvi la pelle in una santa barbara fatta di: mazzate, picconate e armi da fuoco. Le esplosioni rappresentano l’unico neo in una resa grafica parecchio cartoonesca, nonché divertente e scanzonata, ma non tanto da un punto di vista tecnico quanto da un punto di vista della scelta creativa: troppo blande a livello cromatico. Qualche colore più intenso in più, soprattutto nel nucleo di propagazione del fuoco stesso durante l’esplosione, non sarebbe stato male a mio avviso. Facezie alla fin fine. Effetti luci, fumo, trasparenze, oggetti fuori-fuoco e palette grafica veramente di ottima fattura. Ci riconduce qualitativamente, grazie all’utilizzo dell’Unreal Engine 4, agli ultimi platform di grido.

Pulled pork

Comparto sonoro nella media

Parlando del sonoro, risulta essere un po’ datato, almeno per quel che riguarda il “doppiaggio” del personaggio principale, per il resto visti gli alti volumi di missaggio di taluni cattivoni, ricorda in parte Metal Slug. A tal proposito le frasi pronunciate soprattutto da parte del personaggio principale, oltre che dai clown e dai vichinghi, sono alquanto ironiche (tipo “god bless Kalashnikov” o robe di questo tipo) nonché caratteristiche e verosimili per il mondo rappresentato. Le musiche sono parecchio godibili, gli effetti divertenti.

Grezzo è bello

Buzzicone on the road

Divertente, appagante, ironico, pieno di stereotipi dell’America più nuda e cruda, grezzo che più grezzo non si può: sia per caratterizzazione dei personaggi, dei luoghi, delle frasi di rito dei personaggi e quant’altro.  Creepy Road è un viaggio coatto a metà tra l’America più redneck e stereotipata ed il classico concept zombie-like tra: mutazioni genetiche, possessioni e quant’altro. Si fa giocare in tutto e per tutto in maniera compulsiva da “struca el botton”, in quanto ricorda spesso e volentieri lo shooter per eccellenza ovverosia l’inossidabile third person shooter Metal Slug. Vedere un maiale percuotervi con una coscia di prosciutto è un po’ come vedere una gallina schiacciarvi un uovo in testa. Al netto del fatto che la versione recensita sia su PC, ma giocato su Switch questo titolo è pura goduria videoludica, in quanto non è difficile intuire come la portabilità della console Nintendo unita al grado di divertimento e grezzuria del gioco targato Groovy Milk, vi possa tenere incollati allo schermo per svariate ore di gioco senza sosta, al netto di una difficoltà alquanto accattivante. Un indie che rappresenta una piccola pietra miliare del genere. Creepy road, in redneck we trust!

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