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Stygian: Reign of the Old Ones – Recensione

Stygian

Dopo averlo provato con molto interesse e stupore alla gamescom, non vedevo l’ora di poter mettere le mani su Stygian: Reign of the Old Ones nella sua versione finale. Il gioco, sviluppato dai simpaticissimi ragazzi di Cultic Games e pubblicato da 1C Entertainment, è disponibile su Steam a partire da oggi. Senza perderci in ulteriori chiacchiere, vediamo qual’è stata la mia esperienza col titolo.

Parlando di info utili e generali, Stygian si presenta come un punta e clicka 2D, con una grafica interamente disegnata a mano e una trama fortemente ispirata alla narrativa lovecraftiana. Personalmente, non sono fan di nessuna delle tre caratteristiche appena citate (per quanto riguarda Lovecraft, non l’ho semplicemente mai approfondito), ma sono un grande fan delle dinamiche RPG che Stygian si è ripromesso di rappresentare. Piccola parentesi: il termine RPG, acronimo di Role Playing Game, oggi è semplicemente abusato. Sembra che ormai basti implementare un minimo di customizzazione estetica del personaggio, mettere qualche opzioni di scelta nei dialoghi e tac, ogni gioco diventa un RPG. Così non è. Come il termine facilmente ci consiglia, un “gioco di ruolo”, per essere tale, è necessario che ci dia la possibilità di scegliere il nostro ruolo nel dato mondo di gioco. Ruolo che è rispecchiato dalla nostra morale, dalle nostre scelte, dal nostro modo di sviluppare le nostre caratteristiche, i nostri punti deboli e i nostri punti di forza. Bene.
Tutto questo per dire cosa? Che pure non amando il 2D, pur non amando i punta e clicka, pur non conoscendo la narrativa lovecraftiana, Stygian è riuscito ad acchiapparmi sin da subito grazie ad uno sviluppo viscerale, dettagliato, minuzioso ed esperto del gioco di ruolo. Un tipo di RPG che ormai sembrava relegato a titoli come Baldur’s Gate o Neverwinter Nights. Se ho specificato “sin da subito” è perché la portata del lavoro svolto da Cultic Games la si nota non appena aperto il gioco, col menù di creazione del personaggio. Non vedevo un menù così pieno di roba e così vecchio stile da davvero tanto tempo.


L’unica caratteristica (quasi) neutra è la scelta del sesso. Tutte le altre hanno il loro peso e i loro risvolti.
Decidere di essere anziani ci garantisce più esperienza a discapito di alcune capacità fisiche; viceversa, decidere di fare i giovanotti ci permette di essere più prestanti ma meno saggi.
Arriva poi la scelta della classe, in Stygian chiamata “archetipo”, coerente con l’epoca in cui è ambientato il gioco (1920 circa). Possiamo quindi decidere di essere soldati scelti, investigatori, accademici, criminali e via discorrendo.
Se l’archetipo può essere paragonato alla classe dei più tradizionali RPG, la scelta del credo non può essere invece considerato il più classico e “banale” allineamento. Il credo infatti non ha a che fare con la morale di una persona, bensì con il modo in cui quest’ultima vede e affronta il mondo.
Il “belief system” è forse una delle feature più importanti del gioco, nonché quella che valorizza e rimarca maggiormente il nostro ruolo all’interno del gioco.
Esoterico, razionale, nichilista…scegliete con cura, ricordandovi non solo che il credo non può essere cambiato durante il gioco, ma che è esattamente il ruolo che dovrete interpretare.

Uno dei consigli di gioco recita testualmente “Pensa e gioca come il tuo personaggio”. Che significa? Durante i tantissimi dialoghi, curati in ogni aspetto e mai banali, molte sono le risposte che possiamo dare. Rispondere (e di conseguenza comportarci) coerentemente al nostro credo, ci consente di guadagnare preziosi punti di “sanità mentale”, altra meccanica innovativa e fondamentale in Stygian.
Oltre alla più ovvia salute, in Stygian: Reign of the Old Ones abbiamo infatti una barra blu denominata per l’appunto Mental Sanity. Se perderla è estremamente facile (assistendo a scene cruente, incontrando determinare mostri, vedendo morire i nostri compagni), rigenerarla è un tantino più complicato. Possiamo recuperare sanità mentale comportandoci coerentemente col nostro credo, completando le missioni o più semplicemente riposando.
Arrivare sotto una determinata soglia di Mental Sanity può portare il nostro personaggio a soffrire di psicosi, schizofrenia e altri disturbi mentali estremamente dannosi. Una volta arrivata a zero, il nostro personaggio muore.


Oltre al Belief System e alla Mental Sanity, terza e ultima grande feature in Stygian è la presenza di un livello di Angst (paura) avvertita dal nostro personaggio. Proprio come accumulare esperienza ci permette di salire di livello, partecipare a dei combattimenti aumenta in maniera irreversibile il nostro livello di Angst. Ad ogni livello di paura raggiunto, siamo costretti a scegliere e aggiungere al nostro personaggio una tra le varie caratteristiche dannose presenti nella lista. Andando avanti nel gioco, è praticamente inevitabile ritrovarsi con almeno 2/3 di questi debuff permanenti.

“In Stygian lo scopo non è vincere ma durare!”. Questa è forse la frase che meglio descrive la complessità (e la difficoltà) del titolo. Mettetevi l’anima in pace: qualcuno deve morire. Non c’è via di scampo. Io stesso ho dovuto necessariamente rinunciare al mio “romanticismo”, come ad esempio portare avanti una determinata quest secondaria con in gruppo il personaggio coinvolto. O semplicemente portarsi dietro sempre e solo gli stessi compagni. Lasciate perdere, davvero. “Aiutami a vendicare il mio cavallo mangiato dai ghoul!”. Con piacere, se non fosse che una volta davanti ai ghoul l’NPG in questione viene brutalmente ucciso e cannibalizzato (facendoci perdere sanità mentale) proprio davanti ai nostri occhi.
La morte e la follia sono dietro l’angolo e, spesso, semplicemente non potrete fare nulla per fermare l’inevitabile. Il mondo di Stygian è spietato, crude, folle: vero. Non sempre le cose vanno come desideriamo. Spesso succede il contrario e ne paghiamo pure le conseguenze.

Stygian: Reign of the Old Ones non è un gioco per tutti. Le tantissime dinamiche, innovative per non dire geniali, richiedono molto tempo per essere apprese e, una volta capite, sono comunque solo il primo passo per provare a completare il gioco. Non è presente la possibilità di cambiare difficoltà e ogni scelta può risultare realmente decisiva. Su questo, bisogna dirlo, le possibilità sono però realmente infinite. Difficilmente ci troviamo di fronte a strade obbligate. Combattere alla lunga aumenta il nostro livello di Angst, ad esempio. Molte volte possiamo evitare di farlo, ma richiede molta fortuna e attenzione nel ricercare la via alternativa. Nei combattimenti stessi, ad esempio, possiamo decidere di fuggire (completando comunque lo scontro) una volta uccisi un certo numero di nemici. Un solo turno (i combattimenti sono turn-based) può fare la differenza.
I dialoghi, la trama, la caratterizzazione di ogni singolo personaggio permettono di immergersi completamente nell’ambientazione di gioco, rendendo anche le missioni secondarie profonde, curiose, interessanti da portare a termine. Non poteva essere altrimenti, sia chiaro. Il comparto tecnico non è certamente qualcosa di “straordinario”; dopodiché, rimango comunque felice di giocare ad un 2D punta e clicka se imbottito di contenuti, dinamiche innovative, dialoghi e dettagli di ogni tipo.
Stygian è un gioco pieno, completo…forse anche troppo. Infatti, se non si conosce la narrativa lovecraftiana, gli infiniti riferimenti e le tantissime informazioni reperibili da tomi, lettere e via dicendo diventano difficili da ricordare efficacemente.

Con Stygian: Reign of the Old Ones i ragazzi di Cultic Games hanno ricordato all’intera industria videoludica cosa significa scrivere la sceneggiatura di un videogioco; cosa significa davvero giocare ad un RPG, cosa significa davvero creare il proprio personaggio e percorrere la propria strada verso la fine; cosa significa creare un’opera che, per essere tale, non ha necessariamente bisogno di grafiche futuriste o fucili a pompa in prima persona. 
Lunga vita ai giochi di ruolo, lunga vita al sacrosanto libero arbitrio. Quello vero. 

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