Gens obscura

Castlevania
Long time ago in the eighties Castlevania rules the world

Per chi come me è nato, cresciuto e pasciuto nei mirabolanti anni ’80, Castlevania, ha sicuramente rappresentato una killer application di mamma Konami, ricca di elementi vampireschi e Lovercraftiani davvero di impatto, e che prendeva a piene mani da quel fenomeno di massa che corrisponde al nome di D&D. Commistioni “gotiche” ed epiche che di lì a poco avrebbero sfondato del tutto anche nei videogames, ancora ai primi vagiti di massa tra: Commodore 64, MSX e Atari. Castlevania si aggiungeva de facto ad altri archetipi del genere, da un punto di vista del background estetico più che del genere videoludico vero e proprio, ovvero titoli del calibro di: Altered Beast, Dragon’s Lair e Golden Axe.

Bloodstained: Ritual of The Night, nato come progetto su Kickstarter nel lontano 2014 con più di 5 milioni di dollari raccolti, e promulgato da Koji Igarashi, prende a piene mani proprio dalla pietra miliare cui sopra. Ciò non solo perché ne condivide a livello di sviluppo lo storico creatore, ma sopratutto perché entrambi i titoli posseggono parecchie caratteristiche in comune. Non è difficile difatti considerare il suddetto titolo come una sorta di reboot al femminile del capolavoro della Konami, sopratutto a livello di atmosfere, level design, meccaniche di gioco, npc, e ovviamente genere di afferenza.

Bloodstained: Ritual of the Night
Un castello foriero di orde di demoni

Bloodstained: Ritual of The Night è il successore del capitolo Curse of The Moon, uscito nel maggio del 2018 e specificatamente classificato come genere Metroidvania, per chi non lo sapesse una sorta di crasi videoludica tra Castlevania e Metroid. Nella fattispecie parliamo di giochi caratterizzati a livello di gameplay da una natura prettamente platform in 2.5D, e dalla necessità di craftare monili indispensabili al fine di superare le zone più impervie della mappa a disposizione, ma solo sconfiggendo determinati boss di fine livello. L’area di gioco sembra appartenere ai classici platform a scorrimento verticale, ma per completare un determinato dungeon e per accaparrarsi gadget di vitale importanza, è indispensabile concepire la suddetta mappa a 360°, ovvero spesso tornare indietro o scendere nelle viscere del sopraccitato stage per continuare l’avventura. Ovvio che alla base di questo “sotto-genere” vi sia una forte caratterizzazione di stampo GDR, commistione che permette di inserire nel titolo determinati upgrade sia a livello di equipaggiamento che di abbigliamento, oltre che di classici power-up da mana sempre più particolareggiati.

La suicide girl del Vittorianesimo

Ci troviamo nel bel mezzo della seconda rivoluzione industriale, nuova era depauperata di spiritualità di ogni tipo in particolar modo dei principali valori umani. A tal proposito in parecchi non accolsero di buon grado questo cambiamento. Nel 1783 l’eruzione del vulcano Laki fece sì che un’orda di demoni infestasse l’Inghilterra: tale evento venne visto come una sorta di premonizione degli umori dei tempi in merito ai sommovimenti cui sopra. Unico argine a questo male brulicante fu la gilda dell’Alchimia, che usando le arti oscure creò gli sharbinder: degli esseri umani che grazie ad un cristallo trapiantato nel loro corpo venivano plagiati dal potere demoniaco. Costoro vennero sacrificati di proposito in un apposito rito, lasciando così campo libero ai demoni, e solo due ne sopravvissero: Gebel e Miriam, quest’ultima poiché colta da un sonno profondo. Dieci anni dopo i demoni cui sopra sono tornati, e il loro ritorno è stato preannunciato dalla presenza di un grande castello simil cattedrale gotica. Al suo risveglio, Miriam scopre che Gebel è il deus ex machina dietro tutta questa onta malefica, e assieme al suo amico alchimista Johannes, tra mille peripezie, si incammina verso il sopraccitato castello infestato dai demoni.

Bloodstained: Ritual of the Night
Miriam in tutto il suo splendore

Tanto avvincente quanto particolareggiato in un oceano di lore

Bloodstained: Ritual of the Night trae grande ispirazione a piene mani dal mondo GDR. Potete analizzare con dovizia di particolari ogni singolo equipaggiamento o oggetto atto all’upgrade del vostro personaggio, sino alla personalizzazione più completa del vestiario a vostra disposizione, non solo da un mero punto vista estetico, ma anche per quel che riguarda il potenziamento della “vostra” Miriam di turno. I cristalli, nodo gordiano della vostra forza, incastonati appositamente nei corpi degli sharbinder, sono disponibili solo dopo aver sconfitto determinati nemici, senza alcun particolare tipo di criterio riguardo la creatura che lo fa cadere. Sono indispensabili per eseguire determinate mosse che vi consentono di sferrare attacchi sempre più poderosi e particolareggiati. Gli Upgrade in-game dovuti ai cristalli risultano essere parecchio tangibili: fanno passare in media da un punteggio di circa 8 o 11 di danno di un attacco semplice ( del pugnale o delle scarpe kung-fu, per fare un esempio) ai ben 26 di un attacco critico di una palla infuocata sprigionata dalle vostre mani. Nel suo cammino Miriam si imbatte in piccole librerie dove apprendere determinati moveset che afferiscono ad armi ben specifiche,se ci si fa caso accomunate sempre da determinati tipi di caratteristiche tabulate nell’inventario sotto la voce “respinto”. Ci sono anche dei power-up che aumentano l’energia fisica o magica a disposizione per ogni nemico sconfitto o fanno letteralmente salire di livello la nostra eroina. Difatti sconfiggere determinati nemici vi consente di ricevere dei bonus per l’energia vitale e per quella magica, quest’ultima ad esempio può incrementare distruggendo una fonte di luce, senza un criterio preciso. Sempre in questa atmosfera da gioco di ruolo, c’è anche la possibilità di incappare in maledizioni o veleni vari ed eventuali: un ventaglio di possibilità ludiche, che connesse alla natura platform rendono il titolo piuttosto variegato e divertente. Anche il dresscode del vostro personaggio moddato a dovere, un po’ grazie ai nemici sconfitti e alle casseforti sparse ovunque e un po’ grazie ai nemici incontrati per la mappa, utili questi ultimi anche per craftare oggetti del tutto sconosciuti, vi consente di far evolvere Miriam e di sferrare particolari tipi di attacchi.

Bloodstained: Ritual of the Night

Le armi a disposizione vengono catalogate in una determinata tabella che recita “respinto” come dicitura,e che fa riferimento agli elementi fisici o alle peculiarità offensive dell’equipaggiamento in game. Tra queste abbiamo: fendente, affondo, attacco, fuoco, ghiaccio, tuono e via discorrendo, per un totale di undici peculiarità, ognuna delle quali recante un simbolo che ne indica la natura. Indossare una maschera di pietra, ad esempio,  vi consente di far aumentare sino a 5 il valore della dicitura “pietra” nella sopraccitata catalogazione. Il grande punto di forza di questo gioco risiede nel perfetto connubio tra riscoperta della tradizione goth-platform di origine metroidvania e le meccaniche GDR molto profonde e coinvolgenti.

Le boss fight sono notevoli: alcuni boss ricordano per certi versi i nemici di Ninja Gaiden Sigma per pattern d’attacchi, oltre che calcare la mano sull’idea di reboot girl power di Castlevania. L’aspetto più gratificante di taluni nemici affrontati prima di arrivare a zone ricche di monili da lootare, sono la caratterizzazione e la ben realizzata intelligenza artificiale. In Bloodstained: Ritual of the Night c’è anche la possibilità di poter forgiare, tramite elementi naturali e non acquisiti in-game passo dopo passo, determinati oggetti da poter aggiungere al proprio equipaggiamento, ed è proprio il nostro caro amico alchimista Johannes che ci viene in soccorso. In fin della fiera, tutto quello che appartiene al mondo GDR in questo gioco presenta una dovizia di particolari davvero notevole, specialmente la lore, con dettagli minuziosamente sviscerati tra statistiche e peculiarità sempre crescenti a seconda dell’upgrade incorporato sulla nostra proto-suicide girl.

La storia è parecchio lineare ma ben congeniata, e ci fa compagnia in ogni antro del cupo cammino della nostra eroina. La difficoltà media, se analizzata in merito a parametri come intelligenza artificiale, capacità di orientamento nella mappa e pattern d’attacco, è molto valida e avvincente: non da Souls-like ma comunque discretamente impegnativa sopratutto subito dopo il livello Arvantville. Un elemento che potrebbe essere migliorato è l’orientamento sulla mappa, trattandosi di mondi bidimensionali posti su più piani, poiché a volte ci si incastra nei cunicoli tipo caccia al tesoro della settimana enigmistica. Non è necessariamente un difetto: una linearità troppo scorrevole potrebbe risultare noiosa, ma in alcune occasioni il backtracking è necessario e i nemici riappaiono come da tradizione, facendo volare le bestemmie come tabelline.

Manga goth in 2.5D

Da un punto di vista dell’editing grafico, creativamente parlando, i personaggi di Bloodstained: Ritual of The Night si ispirano ai dettami dello stile mangaka dell’ultimo ventennio, nel bel mezzo di ambientazioni molto d’effetto e dotate di un’impronta oscura di rilievo. È spesso presente il richiamo alle vetrate multicolore delle classiche cattedrali gotiche, rilevante anche per l’intreccio narrativo. Sprite molto eighties, grafica cartoonesca alquanto gradevole ed immersa in scenari letteralmente incantevoli.Per quel che riguarda il comparto audio, le colonne sonore sono molto castlevania-like anche se in versione moderna e risultano essere parecchio d’atmosfera. Gli effetti dei mostri, dungeon dopo dungeon, non sembrano essere altrettanto ispirati.

Bloodstained: Ritual of the Night
Black goth sun

Bloodstained: Ritual of the night è un potpourri, mescolato ad hoc tra tradizione e modernità, con nel bel mezzo tutto quel corollario di elementi nerd da manuale pathfinder che ne arrichiscono l’esperienza. Avvincente, intrigante, visivamente alquanto appagante, vi tiene incollati allo schermo con la sua lore infinita e con i suoi scontri che si evolvono in difficoltà livello dopo livello. Il cosidetto aello, ovvero il polipo grigio che vi rincorre sul vascello iniziale con i suoi tentacoli per farvi la pelle, non particolarmente ostico, è solo un (dolce) e lontano ricordo. Il titolo è senza dubbio uno dei migliori progetti che siano mai stati creati su Kickstarter: un gioco da scartabellare in ogni dove per cercare la combinazione migliore per affrontare i propri nemici, al meglio delle innumerevoli possibilità, il tutto immerso in una storia molto prolissa, con innumerevoli risvolti e dialoghi ed in un contesto storico alquanto ispirato. Bloodstained: Ritual of the Night è in definitiva un cammino vampiresco in un mondo platform, pieno zeppo di “tesori” da arraffare e abbellito da una costante attività da accattino, volta al continuo upgrade del proprio personaggio. Upgrade molto Castlevania-like, ma più variopinto a livello di possibilità: proprio per cercare di non cadere nella banale etichetta di semplice clone al femminile del capolavoro di Koji Igarashi, poiché è molto di più.